Nella terapia dell’ascite si rende necessario ricercare
quelle che possono essere state le cause precipitanti come ad esempio un’aumentato
introito di sodio, la scarsa attinenza alla terapia, le infezioni, l’ulteriore
declino della funzione epatica, la trombosi della vena porta, o anche l’evoluzione
in epatocarcinoma.
L’ascite di solito si sviluppa in pazienti stabili con
compromissione cronica della funzione epatica. La paracentesi prevede l’evacuazione
di piccole quantità (inferiori a 200 cc) di liquido ascitico che andrà
esaminato per ricercare infezioni o neoplasie.
La terapia deve prevenire evantuali complicanze e l’ulteriore
incremento del liquido ascitico che, in caso di mancato intervento, può
aumentare fino a portare a disagio il paziente e talora sfociare in difficoltà
respiratoria per l’ostacolo che genera nei confronti dell’escursione
diaframmatica.
In caso di ascite modesta la terapia deve essere cauta e
progressiva. L’obiettivo è la perdita di non più di 1 Kg/die nel caso in cui
siano presenti sia ascite che edemi periferici, non più di 0,5 Kg/die nei
pazienti con solo ascite.
Nei pazienti con importanti quantità di liquidi
ascitico è conveniente ricoverare il paziente per uno stretto monitoraggio
degli elettroliti, il controllo del peso e la adesione alla terapia.
Punto fondamentale della terapia è la dieta iposodica (2 g
NaCl) per indurre un bilancio negativo di sodio e permettere la diuresi. La risposta
a tale presidio è tanto maggiore quanto prima vengono individuate e rimosse le cause
dell’ascite, quando l’ascite è di recente comparsa e se la malattia epatica è
reversibile.
Nel caso in cui tale misura terapeutica non fosse sufficiente al
ripristino di una adeguata diuresi, e quindi alla diminuzione del liquido
ascitico, si rende necessario l’utulizzo dei diuretici.
Essendo la ritenzione sodica dovuta all’iperaldosteronismo i
farmaci più indicati sono lo spironolattone e i diuretici che agiscono sul
tubulo distale. L’aumento dell’azotemia e della potassiemia può obbligare ad un
cauto utilizzo di questi farmaci.
In alcuni pazienti la diuresi non riprende
nonostante le dosi di diuretici del tubulo distale utilizzate siano a livelli
massimali, e cià accade per una cospicua quantità di sodio ritenuta a livello
del tubulo prossimale.
In tal caso si possono aggungere diuretici che agiscono
a livello del tubulo prossimale e dell'ansa.
Lo spironolattone viene somministrato inizialmente alla dose
di 100 mg, e può gradualmente essere aumentata fino al dosaggio massimale di
400 mg. Solo nel caso in cui tale quantità non sia sufficiente al ripristino
della diuresi, e alla riduzione del peso corporeo, per la riduzione dell’ascite,
si possono introdurre i diuretici attivi a livello del tubulo prossimale e dell’ansa,
come la furosemide, inizialmente al dosaggio di 40 mg fino al dosaggio massimo
di 160 mg.
Massima cautela deve essere utilizzata per evitare
ipovolemia, iperazotemia, ipopotassiemia, fattori che possono portare ad
encefalopatia.
È consigliabile, nei pazienti ricoverati, la rimozione di
piccole quantità di liquido ascitico, unitamente al ripristino di una adeguata
diuresi.