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Ascite: terapia
Posted by admin on Tuesday, 06 October @ 16:39:16 CEST
Contributed by Anonymous
Medicina Interna Nella terapia dell’ascite si rende necessario ricercare quelle che possono essere state le cause precipitanti come ad esempio un’aumentato introito di sodio, la scarsa attinenza alla terapia, le infezioni, l’ulteriore declino della funzione epatica, la trombosi della vena porta, o anche l’evoluzione in epatocarcinoma.

L’ascite di solito si sviluppa in pazienti stabili con compromissione cronica della funzione epatica. 
La paracentesi prevede l’evacuazione di piccole quantità (inferiori a 200 cc) di liquido ascitico che andrà esaminato per ricercare infezioni o neoplasie. 

La terapia deve prevenire evantuali complicanze e l’ulteriore incremento del liquido ascitico che, in caso di mancato intervento, può aumentare fino a portare a disagio il paziente e talora sfociare in difficoltà respiratoria per l’ostacolo che genera nei confronti dell’escursione diaframmatica. 

In caso di ascite modesta la terapia deve essere cauta e progressiva. L’obiettivo è la perdita di non più di 1 Kg/die nel caso in cui siano presenti sia ascite che edemi periferici, non più di 0,5 Kg/die nei pazienti con solo ascite. 

Nei pazienti con importanti quantità di liquidi ascitico è conveniente ricoverare il paziente per uno stretto monitoraggio degli elettroliti, il controllo del peso e la adesione alla terapia

Punto fondamentale della terapia è la dieta iposodica (2 g NaCl) per indurre un bilancio negativo di sodio e permettere la diuresi. La risposta a tale presidio è tanto maggiore quanto prima vengono individuate e rimosse le cause dell’ascite, quando l’ascite è di recente comparsa e se la malattia epatica è reversibile. 

Nel caso in cui tale misura terapeutica non fosse sufficiente al ripristino di una adeguata diuresi, e quindi alla diminuzione del liquido ascitico, si rende necessario l’utulizzo dei diuretici

Essendo la ritenzione sodica dovuta all’iperaldosteronismo i farmaci più indicati sono lo spironolattone e i diuretici che agiscono sul tubulo distale. L’aumento dell’azotemia e della potassiemia può obbligare ad un cauto utilizzo di questi farmaci. 

In alcuni pazienti la diuresi non riprende nonostante le dosi di diuretici del tubulo distale utilizzate siano a livelli massimali, e cià accade per una cospicua quantità di sodio ritenuta a livello del tubulo prossimale. 

In tal caso si possono aggungere diuretici che agiscono a livello del tubulo prossimale e dell'ansa. Lo spironolattone viene somministrato inizialmente alla dose di 100 mg, e può gradualmente essere aumentata fino al dosaggio massimale di 400 mg. Solo nel caso in cui tale quantità non sia sufficiente al ripristino della diuresi, e alla riduzione del peso corporeo, per la riduzione dell’ascite, si possono introdurre i diuretici attivi a livello del tubulo prossimale e dell’ansa, come la furosemide, inizialmente al dosaggio di 40 mg fino al dosaggio massimo di 160 mg. 

Massima cautela deve essere utilizzata per evitare ipovolemia, iperazotemia, ipopotassiemia, fattori che possono portare ad encefalopatia. 

È consigliabile, nei pazienti ricoverati, la rimozione di piccole quantità di liquido ascitico, unitamente al ripristino di una adeguata diuresi.
 
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