Viene defintia come l’accumulo di una quantità eccessiva di
liquido nella cavità peritoneale. Si verifica soprattutto in pazienti con
cirrosi e con altre forme di grave malattia epatica.
Patogenesi
L’accumulo di liquido ascitico rappresenta una condizione di
eccessivo accumulo globale di sodio e acqua nell’organismo. Ancora non è chiaro
il meccanismo alla base di questo squilibrio.
- Teoria
dell’underfilling: suggerisce che la prima anomalia sia un inappropriato
sequestro di liquido nel letto vascolare splancnico dovuto ad ipertono portale
con conseguente diminuzione del volume effettivo circolante di sangue.
L’apparente riduzione del volume intravascolare è avvertita dal rene che
risponde trattenendo sodio e acqua.
- Teoria
dell’overflow: qui il primo evento è l’inappropriata ritensione renale di sodio
ed acqua in assenza di deplezione di volume.
- Teoria
della vasodilatazione arteriosa periferica: tale ipotesi riunisce le due
precedenti e spiega anche il frequente riscontro negli asciitici di ipotensione
arteriosa ed aumento della gittata cardiaca. L’ipertensione portale determina
vasodilatazione arteriolare splancnica, mediata dall’ossido nitrico, e
determinerebbe underfilling e stimolazione del sistema renina-angiotensina,
stimolazione simpatica e liberazione di ADH.
Altri fattori contribuiscono alla formazione del liquido
ascitico. L’ipertensione portale svolge un ruolo importante poiché aumenta la
pressione idrostatica all’interno del letto capillare splancnico; la
ipoalbuminemia e la ridotta pressione oncotica che ne consegue favoriscono la
fuoriuscita di liquido dal plasma nella cavità peritoneale.
Anche il rene svolge un ruolo nella genesi dell’ascite. I
pazienti con ascite non eliminano un carico d’acqua in modo normale, presentano
un aumentato riassorbimento di sodio soprattutto per aumentata attività
reninica plasmatica e per iperaldosteronismo secondario.
La ritensione di sodio è dovuta anche alla vasocostrizione
renale, forse per gli aumentati livelli sierici di prostaglandine o
catecolamine.
Quadro clinico
L’ascite viene notata dal paziente per aumento del volume
addominale. Se l’accumulo è particolarmente abbondante può determinare dispnea
in quanto va ad impedire quelle che sono le normali escursioni del diaframma.
Se la quantità di liquido è sufficiente (maggiore di 500 cc) se ne può
dimostrare obiettivamente la sua presenza con la percussione dell’addome che
mette in evidenza un’ottusità spostabile con il decubito. La conferma
diagnostiica si ha con l’esame ecografico dell’addome, ed in tal modo si
possono anche avere indicazioni circa la quantità di liquido ascitico presente.